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Arredi liturgici

“Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.”
(Matteo 5, 15)

«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle/buone (kalà) e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli»: scrive l’evangelista Matteo (5,16). Nelle Sacre Scritture non esiste solo la luce come azione e al contempo prodotto dell’attività creatrice di Dio. E neppure solo la luce come manifestazione insostenibile della divinità: la trasfigurazione sul monte Tabor, dove Cristo fa risplendere la bellezza originaria e già ultima dell’origine e della fine.
La Parola di Dio ci parla anche di una luce più domestica e quotidiana: come quella che scaturisce dagli oggetti della devozione – una lampada, una candela – simbolo della fiamma della fede e della viva attesa. Sono oggetti dei quali occorre prendersi cura, così come occorre prendersi cura della propria fede, non darla mai per scontata: le spose sagge non si limitano a prendere la lampada, ma si ricordano dell’olio – che è l’olio dello Spirito; ed è questo che le rende pronte all’arrivo dello Sposo o come colui che veglia «non sapendo né il giorno né l’ora.» (Mt 25,13).

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