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Musica sacra

“Di giorno il Signore mi dona il suo amore e di notte il suo canto è con me, preghiera al Dio della mia vita .”
(Salmo 42, 9)

Per Platone la bellezza è la luce che entra nella notte, l’armonia che irrompe nel caos del mare infinito della disuguaglianza, l’unità che prevale sulla differenza.
È nel periodo medievale che si delinea, specialmente, questo parallelismo fra la dialettica spirito-materia e la contrapposizione luce-tenebre: la luce è l’origine divina, la qualità dello spirito; le tenebre sono la negatività del peccato.
A illuminare le chiese romaniche e le cattedrali gotiche e le grandi abbazie c’è sempre stata la musica: dal “Jesus refulsit omnium”(Gesù illumina tutto) di Sant’Ilario di Poitiers (IV secolo), il più antico inno sulla natività, alla ars antiqua della scuola di Notre-Dame (XII secolo) alle Messe di Giovanni Pierluigi da Palestrina, fino alle sperimentazioni dei compositori contemporanei.
Nella via della musica, la bellezza si offre nella sua dimensione di evento intangibile, nella sua produzione di costellazioni in un sistema tonale, permettendoci di accedere all’Assoluto.

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