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Pittura, scultura, vetrate

“Io sono il bel pastore.”
(Giovanni 10, 11)

La forma del bello è la Gloria di Dio: uno splendore che afferra e rapisce. E la Gloria di Dio si manifesta carnalmente in Gesù Cristo, in quella forma imperitura che unisce Dio e l’uomo – e il mondo con l’uomo – nella nuova ed eterna alleanza.
Il Cristo della pericope del Buon Pastore è in realtà bello, prima che buono: l’aggettivo greco utilizzato dall’evangelista Giovanni è infatti kalòs: e viene accostato unicamente a Gesù, in riferimento alla sua missione. Cristo, il Bel Pastore, è la rivelazione della bellezza che raduna e salva, la perfezione interiore originaria ritrovata.
All’inizio, nel IV secolo, l’unica immagine di Gesù autorizzata nei manufatti artistici era proprio la rappresentazione allegorica del Buon/Bel Pastore: il Cristo che reca sulle spalle una pecorella smarrita. È questa l’immagine che troviamo nelle pitture catacombali e nell’arte paleocristiana. È un Cristo che illumina, custodisce e accompagna: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me» (Salmo 23).

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