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Spazio e luogo sacro

“E Dio vide che la luce era bella”
(Genesi 1,4)

“Sia la luce!”
(Genesi 1, 3)

La luce è, nella Genesi, la prima dimensione spaziale pensabile (e pensata, da Dio Creatore): e, per contiguità, è la luce – non la pietra o il legno o il vetro – il primo elemento con il quale ci si deve confrontare quando si progetta lo spazio sacro.
«L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi assemblati nella luce» diceva Le Corbusier (artefice, peraltro, di uno dei rari esempi di valida architettura religiosa contemporanea: la Cappella di Notre-Dame du Haut). E questo è ancor più vero quando parliamo di architettura sacra: una chiesa è al contempo oggetto e soggetto di luce nello spazio liturgico. La luce si fa corpo, in quanto metafora di Dio, e come Dio non va passivamente subìta e neppure ostentata: deve far coesistere, al tempo stesso, la sua qualità grandiosa (lo splendor) con una dimensione più intima, personale, di ricerca: il fedele attivamente tende alla luce, esprime il desiderio della luce che nella liturgia si fa epiclesi, invocazione.

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